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La "KK" si
sviluppa dopo la seconda Guerra Mondiale sull'onda delle "Hot Rod", le
auto modificate se non addirittura autocostruite.
Il suo luogo di nascita è la California del sud ,tra i grandi spazi dei
bacini asciutti dei laghi salati.
Le prime auto, votate alla velocità, venivano modificate di nascosto con
strumenti
di fortuna e "collaudate"
per lo più di notte e in luoghi sperduti. Le auto venivano
allineate su un rettilineo di un
paio di miglia e.... Via!
Giù tutto il gas per vedere chi andava più forte! Gli
incidenti
erano frequenti come i raid della polizia che in America è poco propensa
a chiudere un occhio sulla velocità.
Dopo la guerra negli Stati Uniti, si rese
disponibile una grande quantità di macchine degli anni trenta da rottamare.
Ecco il vero boom della Hot Rod-mania.
Cominciano ad apparire i primi raduni semi-legali e le prime competizioni
regolamentate. L'Hot Rod diventa uno stile. Esplode la Kustom Kulture.
L'aerografo sposa la chiave inglese dando vita ad auto dalle forme incredibili
e con disegni che colpiscono l'immaginazione.
Gli anni '50 vedono l'affermazione dei padri artistici del fenomeno KK:
Robert Williams, Ed Roth e Von Dutch.
Ed Roth, noto come Big Daddy, è un mago dell'aerografo ma costruisce anche
drag mostruosi con cui vince innumerevoli record di velocità;
Robert Williams espande la sua arte a vari settori, che vanno dall'oggettistica
all'arredamento. Dalle Hot Rod alle moto il passo è breve.
Si incomincia con i chopper: le forcelle lunghissime, le proporzioni riviste,
ma soprattutto le decorazioni sgargianti.
La KK si diffonde nel mondo delle due ruote negli anni 60 e raggiunge
picchi creativi impensati. Ma è il momento della crisi. Da un lato i più
giovani vengono attratti dalla psicadelia e tutti i suoi risvolti, dall'altro
il grosso della società benpensante è totalmente votata al
consumismo.
Per i custom-mostri è arrivato il momento di allontanarsi
dalla strada. La gente vuole circolare con belle moto nuove
di zecca, possibilmente
lucide e giapponesi. I vari Williams, Roth e compagni si devono trovare
altri impieghi.
Il successo arriva a sorpresa
proprio negli ultimi anni
grazie al ritorno del mito della moto americana. La KK non solo
torna sulle strade, questa
volta di tutto il mondo,
ma fa la sua grande comparsa
nei musei: è finalmente arte!
(Motociclismo 1997)
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