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"L'arte
degli ultimi 40-50 anni ha lasciato atrofizzare il linguaggio pittorico,
con la sola eccezione dei fumetti.
Il fumetto è una forma di linguaggio grafico che negli ultimi 30 o 40
anni è avanzato in maniera spaventosa, mentre le arti visive, le belle
arti, sono diventate solo un mucchio di merda."
Robert Williams.

Se
c'è qualcuno che ha veramente messo in pratica la lezione della Pop Art
e del Surrealismo, senza ricorrere all'idealistica separatezza del gesto
artistico o al caricaturale autocompiacimento warholiano, quello è Robert
Williams.
Classe
1943, la giovinezza passata inseguendo i miti rombanti della California
del dopoguerra, tra bande giovanili, macchine ipercromate e giacche di
pelle, Robert Williams si trova ben presto a scontrarsi con la necessità
di guadagnarsi da vivere.
Da
sempre amante del disegno - motivo per cui si era trasferito a Los Angeles
- grazie a un colpo di fortuna viene assunto come collaboratore da Ed
"Big Daddy" Roth, il padre riconosciuto della Kustom Kulture, inarrivabile
decoratore di macchine, motociclette, caschi, surf, avambracci e quant'altro.
Con lui Williams disegna magliette, realizza illustrazioni, entra ancora
più a fondo nel mondo dell'hot-rod, affinando le già ottime capacità tecniche.
Intorno al 1968 comincia a disegnare fumetti, entra nella redazione di
Zap, frequenta Robert Crumb, Gilbert Shelton, Victor Moscoso e Rick Griffin,
rispetto ai quali si differenzia
subito per una fisicità del tratto senza eguali.
Ben lontano dagli schizzi grezzi o dagli astrattismi psichedelici dei
suoi colleghi, Williams riempie le sue tavole con una grafica iperrealista,
tridimensionale, dettagliatissima, frutto di un continuo addestramento
tecnico.
Lo stesso metodo, amplificato dall'uso deflagrante del colore e dalle
dimensioni delle tele, viene applicato ai dipinti a olio, realizzati a
ritmi allucinanti, con una cura certosina per il particolare, la corporeità
e la "grafica coi muscoli".
Durante
gli anni '70 realizza illustrazioni, copertine e fumetti per tutte le
riviste più dirompenti e dure dell'underground, dal già citato Zap a Snatch,
Felch Comics, Coochie Cooty Men's Comix, libidinose visioni carnali indifferenti
agli intellettualismi bohemienne di parte della controcultura.
Convinto assertore dell'importanza del linguaggio grafico come stimolatore
di reazioni, Williams riempie le sue opere di illustrazioni a più strati,
che fanno appello a emozioni viscerali, veri e propri "crimini contro
gli occhi".
Donne formose e quasi sempre nude, mostroni alieni, personaggi storici,
ipercromatismi, violenza grafica, si fondono organicamente con suggestioni
tratte da fumetti (specialmente E.C.Comics), poster cinematografici, fantascienza,
hot-rods, surf-culture, arte psichedelica, tatuaggi, pornografia, cultura
pop americana anni '40 e citazioni colte alle avanguardie storiche.
E'il trionfo dell'immaginazione resa concreta, tangibile - in poche parole,
viva.
Le
sue innumerevoli opere, stracitate e apprezzate dalle culture giovanili
e dai critici cutting edge, sono state raccolte in una serie di libri
distribuiti dalla Last Gasp of San Francisco, fino all'ultimo Malicious
Resplendence edito dalla Fantagraphics, mastodontico e assolutamente imperdibile.
A conclusione di questo breve resoconto, non resta che constatare la pesante
influenza esercitata su tantissimi illustratori delle generazioni a lui
successive, come il quasi-clone Tod Schorr, XNO o R.K.
Sloane, per citare solo tre dei tanti nomi proposti dalla rivista
Juxtapoz, di cui Williams è direttore, e che si propone come potentissima
alternativa alla boriosa noia dell'intellighenzia terminale contemporanea.
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